Atticus Finch
Non è una buona ragione non cercare di vincere sol perché si è battuti in partenza
Pur essendo descritto nel romanzo di Harper Lee in modo un po' diverso, per me Atticus, per un imprinting ricevuto sin dall'infanzia, avrà sempre il volto di Gregory Peck, che proprio con il film Il buio oltre la siepe (in realtà To Kill a Mockingbird), ottenne il premio Oscar, quale miglior attore protagonista (1963). Atticus Finch è uno dei miei eroi: calmo e risoluto nel prendere le decisioni, sempre precedute da una riflessione, buon padre e buon uomo pubblico, autenticamente democratico in casa (la domestica Calpurnia è trattata alla pari), e nel suo ruolo pubblico (difenderà un nero), avvocato vero che difende i diritti e non gli interessi (in questa Italia che è il paese con la maggior densità di avvocati, avremmo davvero bisogno di avvocati così), sempre rispettoso di tutti, anche di coloro di cui non condivide le idee e le azioni, capace, come insegna alla figlia, di mettersi nei panni degli altri, unico modo per comprenderli, capace di accettare la diversità, sia essa impersonata da un bianco dalla giovinezza tempestosa, recluso in casa e trasformato dall'attenzione morbosa del paese in un mostro come Boo Radley, sia invece calata in una persona di colore, Tom Robinson, che in uno di quegli stati del Sud che ancora, dopo tanto tempo, vive e sente come bruciante la sconfitta nella Guerra di secessione, rappresenta il diverso per eccellenza.
Ma è soprattutto la consapevolezza che le battaglie, quando sono giuste, vanno combattute, anche quando sono destinate a essere perse, che lo rendono un grande, perché è solo attraverso piccoli passi che si fanno i cambiamenti culturali, necessari perché il mondo cambi. Infatti, anche se le accuse a carico di Tom si mostreranno infondate, e una ben altra e più scomoda verità emergerà dal processo, Atticus perderà, perché un nero, in quel momento della storia e in uno stato del sud è destinato a perdere contro un bianco. Eppure attraverso quella sconfitta, non solo la comunità nera si alzerà sempre in piedi davanti a questo bianco, perché è un giusto, ma nella stessa comunità bianca, le persone che incominceranno a capire e che infine ammireranno Atticus aumenteranno. Nessuna illusione il finale non è hollywodiano, il nero Tom muore, ma il ponte che unirà le due comunità separate è stato gettato, grazie a un giusto, che sapendo accettare una posizione scomoda, contro l'opinione pubblica dell'intero paese (ovviamente bianca) ha saputo combattere per la causa destinata a pedere. Insomma per cambiare occore anche avere il coraggio di saper perdere.
"Allora perché Cecil ha detto che tu difendi i negri come se ti accusasse di fare il contrabbando di liquori?"
Atticus sospirò. "Ho assunto la difesa di un nero, tutto qui... si chiama Tom Robinson e vive nel piccolo quartiere dalle parti dello scaricatoio. Appartiene alla chiesa di Calpurnia, e Cal conosce bene la sua famiglia. Dice che son gente perbene. Vedi, Scout [=figlia di Atticus], forse non sei abbastanza grande per capire cerete cose, ma in città si è parlato molto di questa faccenda, nel senso che non dovrei prendermi la briga di difendere quell'uomo. E' un caso molto particolare [...]"
"Se non dovresti difenderlo, perché lo difendi?"
"Per vari motivi," disse Atticus. "Il principale è che se non lo facessi non potrei più andare in giro a testa alta, non potrei rappresentare la contea nell'Assemblea legislativa e non potrei nemmeno dire a te o a Jem: fa' questo e non fare quello.
"Vuoi dire che se non difendi quell'uomo, Jem ed io potremmo non darti più retta?"
"Più o meno"
"Perché?"
"Perché non potrei più pretenderlo da voi. Vedi Scout, a un avvocato succede almeno una volta nella sua carriera, proprio per la natura del suo lavoro, che un caso abbia una ripercussione diretta sullla sua vita. Evidentemente è venuta la mia volta [...]".
"Atticus, vinceremo la causa?"
"No, tesoro"
"Ma allora, perché ..."
"Non è una buona ragione non cercare di vincere sol perché si è battuti in partenza [...]"
Luglio 2014, Oscar Testoni