Austen

Jane Austen, Emma

Un giallo rosa. Questa è la definizione che subito mi è balzata alla mente mentre stavo scendendo in agile corsetta giù per gli ultimi capitoli di questo romanzo. La tecnica infatti è quella del giallo: portarti su certi indizi per farci credere che si andrà inevitabilmente in quella direzione, farci vedere il mondo attraverso l'universo mentale e le analisi di Emma, salvo poi scoprire che le analisi erano errate, e che i comportamenti umani andranno in una direzione diversa da quelli ipotizzati, su buone ragioni e indizi - almeno così inizialmente pare al lettore - da Emma. Quando poi si scopre la realtà, al lettore - proprio come in un vero giallo che si rispetti - tornano in mente gli indizi che portavano a comprendere la realtà. Ma il colore giallo è accompagnato da quello rosa, perché la materia è sentimentale e termina con tanti matrimoni tutti felici, tranne quello del bel curato Elton e della sua presuntuosa moglie.
L'ironia della Austen, che tanto mi ha affascinato in Orgoglio e pregiudizio, qui è più attenuata, diluita, a volte impercettibile, a volte addirittura ambigua. Allo stato attuale delle mie letture della Austen, Orgoglio e pregiudizio rimane la lettura più gradevole e affascinante, mentre la lettura più faticosa è Ragione e sentimento. Emma si colloca nel mio opinabilissimo gradimento, per la sua delicatezza subito dopo in gradevolezza a Orgoglio e pregiudizio. Cercate buone traduzioni, perché la scrittura complessa della Austen, in traduzioni non buone rischia di essere ardua.
Nota per gli studenti: a chi ha già una buona abilità di lettura consiglio (ma non prima della III media) Orgoglio e pregiudizio. Rimanderei Emma a un'età più matura e Ragione e sentimento a una ancora più matura.

Oscar Testoni

Jane Austin, Persuasioni

E' il mio quarto romanzo della Austen, il suo ultimo. Esprime sicuramente un grande equilibrio e si avverte una grande maturità di scrittura. Sebbene si intuisca - contrariamente a Emma che ho qui definito come una specie di giallo rosa - abbastanza bene come andrà a finire, si continua a leggere con piacere per come procede la scrittura. Anzi vi è come in tutti i buoni romanzi un punto di precipizio, in cui si desidera accelerare la lettura, precipitare - appunto - dentro il finale, che, benché intuito e non costituisca più una sorpresa, si vuole vivere attraverso le parole esatte della Austen. Nella mia classifica personale non raggiunge però Orgoglio e pregiudizio, il più umoristico, gustoso, coinvolgente e per certi versi quasi rivoluzionario, nonché razionalmente appassionato suo romanzo. Non escludo che questa mia predilezione per Orgoglio e pregiudizio dipenda anche dal privilegio di essere stato il primo suo romanzo da me letto.
Ma perché sono giunto per la quarta e presumibilmente non ultima volta a leggere Jane Austen? Cosa mi attrae di questo insopportabile suo mondo della formalità? Forse il fatto che i suoi personaggi appartengano a una classe di privilegiati che non abbiano nulla da fare dalla mattina alla sera che fare passeggiate, ricevere e ricambiare visite, darsi al "gossip", organizzare cene, feste e ricevimenti, ipotizzare e programmare matrimoni tra pari grado?
Più che mai in Persuasioni l'equilibrio raggiunto dalla Austen mi riuslta ambiguo: quanto di questo suo soffermarsi su questi pensieri dei propri personaggi di convenienza o meno sul frequentare persone di grado inferiore sia un modo per prendere in giro quel mondo o sia terribilmente serio, limitandosi a ritagliare una lieve marginalità di spazio per l'amore quando esso unisce persone di gradi appena un po' divergenti?
Ma quanto è cambiato oggi questo mondo? Davvero oggi non si valutano più la dignbità delle persone dalla tipologia di calesse utilizzato e da quanti cavalli lo tirano? Non si capisce infatti tutta questa frenesia (e quanti debiti e quanti cambiali!) per mostrare il SUV più alto e lungo tra cittadini che si spostano su strade perfettamente asfaltate, talvolta pure strette, per portare i figli a scuola o per fare la spesa all'ipermercato.
Almeno questo mondo dipinto dalla Austen - la cui sottile ironia mostra una non piena adesione - conserva buon gusto, contrariamente all'ostentata esibizione contemporanea, persino un senso di giustizia, oggi troppo spesso assente - per quanto in un'ottica sociale che prevede forti differenze e privilegi per nascita - e certamente una bontà nei suoi personaggi positivi, che non mi ha ancora stancato di trovare in letetratura. Ma è sicuramente l'eleganza della scrittura della Austen, per quanto talvolta talmente cerebrale da scrivere periodi che sono dei veri rebus logici da decifrare, a rendere affascinante persino un mondo così insopportabilmente vacuo.

Nota per gli studenti: dalla sospensione didattica tra la seconda e la terza secondaria di primo grado, consiglio a chi ha buone capacità di lettura di iniziare da Orgoglio e pregiudizio.

Oscar Testoni

Jane Austen, Lady Susan

Quinto, forse non ultimo, romanzo della Austen, che leggo, Lady Susan è in realtà il suo primo romanzo, almeno nella sua prima stesura. Si tratta di un romanzo epistolare, piuttosto corto, di agile lettura, incentrato, come ci dice il titolo, su Lady Susan, personaggio femminile cinico, completamente disinteressato della felicità degli altri, che lei vede solo in funzione del raggiungimento dei propri fini: gode in particolare della sua grande capacità di saperli raggirare, di averli in suo potere, di far procedere gli eventi secondo i propri piani, che in alcun modo sono finalizzati a una qualche, anche soggettiva, personale o finanche perversa visione di bene. Vi si scorge solo l'affermazione della propria capacità di abbindolare le persone e gli uomini in particolare, il desiderio di conseguire i propri obiettivi economici (attraverso un matrimonio vantaggioso) con la minor rinuncia possibile di libertà personale, ma con la maggior rinuncia di libertà altrui. Per i suoi fini non si interessa di sacrificare la felicità della figlia, gode all'idea della vendetta, e giunge persino ad esprimere alla propria confidente, che le somiglia, i propri desideri di morte altrui, quando questa permetta a lei di conseguire i propri obiettivi. Abilissima nell'aggirare il prossimo, con la sua arte sopraffina di simulazione, adulazione, seduzione, fascinazione, su tutti, uomini e donne, vince molte battaglie, ma alla fine perde la guerra, pur conseguendo una soddisfacente ritirata. Alla fine di quella rapida successione di lettere senza cornice appare un "io" conclusivo, un narratore onnisciente, assente fino a quel momento, che si schiera dalla parte dell'unica persona che non ha ottenuto nulla di ciò che desiderava, ma lo fa non senza l'ombra di un umorismo, che mette in discussione la sua stessa affermazione, lasciando aperta la possibilità che si tratti di una conclusione ironica. C'è la Austen nell'interesse per la politica matrimoniale, c'è nel divertimento narrativo dei rapporti umani e nell'umorismo, ma l'aver messo al centro del racconto un personaggio cosi cinico e amorale è sicuramente un aspetto distante dai suoi successivi romanzi

Nota per gli studenti: dalla sospensione didattica tra la seconda e la terza secondaria di primo grado, consiglio a chi ha buone capacità di lettura di iniziare da Orgoglio e pregiudizio.

Oscar Testoni


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