Dostoevskij

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo

Con questo testo sono finalmente per la prima volta entrato tardivamente in contatto (durante i viaggi in corriera tra Bologna e Imola tra passeggeri sonnecchianti prima e studenti rumoreggianti poi) con questo mostro sacro della letteratura di tutti i tempi. Non è facile entrare dentro a un mondo così roboantemente preceduto dalla sua fama: genera quasi paura. Si rischia di girarvi attorno senza mai entrarvi. Ma vi sono entrato. Dalla cantina vi sono entrato dove la polvere, le ragantele, il disordine e l'umidità regnano sovrani e il mio desiderio è stato quello di uscirvi, la mia tentazione di disprezzarlo, di non considerarlo degno della fama di cui gode. Ma ho perseverato: sono rimasto a sopportare l'umidità, l'odore di stantio, la muffa, fino alla fine, quando ho dovuto ammettere che i grandi sanno ospitare anche in cantina, senza servizi in porcellana e cristellerie. Continuerò a leggere Dostoevskij.

Nota per gli studenti: consiglio di aspettare un'età più adulta e comunque è solo per chi ha interessi letterari.

Settembre 2012, Oscar Testoni

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Il grande inquisitore e Gherardo Colombo, Il peso della libertà

Come si può vedere continuo a girare attorno a questo mosto sacro: prima entrando dalla cantina con le memorie del sottosuolo e ora direttamente in sala da pranzo, ma dalla finestra, senza transitare per l'atrio e i vari corridoi: Il grande inquisitore non è infatti un romanzo, bensì un estratto da I fratelli Karamazov, a cui si aggiunge una riflessione di Gherardo Colombo sulla libertà. Finalmente ho letto queste pagine che mi erano sempre state banalizzate come uno scritto contro la Chiesa e invece sono un pugno nella pancia all'umanità, che ha e mostra di continuare ad avere paura della libertà. Quelle di Dostoevskij sono parole che ogni adulto dovrebbe leggere, per provare ad essere adulto. E per me è arrivato il momento di entrare dentro a un suo mattone tutto intero.

Nota per gli studenti: consiglio di aspettare un'età più adulta.

Settembre o forse ottobre 2012, comunque sempre sulla solita corriera, Oscar Testoni

Eccomi finalmente con un romanzo del calibro di Delitto e castigo, finalmente dentro al grande scrittore dell'Ottocento russo. Una prostituta - santa - converte uno studente omicida di buona famiglia. Solo Dostoevskij può mettere in bocca a un ubriaco un bellissimo discorso su Dio e solo lui può mettere così efficacemente in corto circuito la purezza delle motivazioni di un animo delicato (non fare morire di inedia, freddo e tubercolosi la madre, i fratellini e un padre che a causa dell'alcol è incapace di tenersi un'occupazione) con il lavoro da sempre considerato nella nostra società come emblema della degradazione morale.
Ci vuole pazienza per leggere Dostoevskij, ma a mio parere ne vale davvero la pena.
Per svecchiarlo un attimo gradirei che venissero pubblicate delle traduzioni con un italiano che non siano di ostacolo al piacere della lettura e con parole che siano ancora usate e non siano state abbandonate tra la prima e la seconda guerra mondiale. Un grazie all'editore che deciderà di farlo.

Nota per gli studenti: aspettate di diventare più grandicelli, ma se vi piace leggere, all'età giusta, abbiate il coraggio di affrontarlo.

In corriera - inverno 2012-13 - Oscar Testoni

Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Povera gente

Quarto testo di Dostoevskij che leggo (terzo se contiamo opere intere, dato che "Il grande inquisitore" è solo un estratto dal romanzo "I fratelli Karamazov") in pochi mesi, ma il suo primo scritto. Come si può vedere il mio desiderio di entrare dentro questo mostro sacro della letteratura ha prodotto più appetito che nausea. Questa sua opera prima non mi ha affascinato e come avrebbe potuto dopo essere stato vinto dai suoi colossi successivi. E' un testo che guarda il mondo dalla parte di chi vive sulle soglie della povertà, una raccolta di lettera (quindi un romanzo epistolare) tra una giovane e un adulto che nutrono l'uno per l'altro un delicato amore. Ma è proprio per amore che il loro amore non termina in modo holliwoodiano, essendo appunto "povera gente": la ragazza per il bene di lui, che si priva per lei dei pochi soldi del suo lavoro, decide una sistemazione che liberando lei dalla privazione economica, permetta anche a lui una vita più dignitosa.

Nota per gli studenti: quando sarete più grandi, abbiate il coraggio di affrontare il Dostoevskij maturo.

Fedor Dostoevskij, Le notti bianche. Romanzo sentimentale. (Dai ricordi di un sognatore)

Un intero minuto di felicità! E' forse poco sia pure in tutta la vita di un uomo?
E rieccomi dopo tre anni di pausa di nuovo con un Dostoevskij. Questa volta d'estate (anche perché quest'inverno non mi hanno lasciato il tempo di leggere. Ahimè!)
Il protagonista diventa prezioso e attento amico di una donna innamorata. Ovviamente di un altro. Vi è mai capitato? A me spesso.
Lui è così premuroso e disinteressato al bene di lei da apparire agli occhi di lei perfino migliore dell'uomo che ama, al punto da farle dire: - Perché lui non è voi? Perché lui non è come voi? Egli è peggiore di voi, anche se io lo amo più di voi (Ovviamente si danno del "voi") -.
Uhm che rabbia! Situazione tipica! Deja vu terribile.
Ovviamente lui l'ama, ma non può fare altro che desiderare il bene di lei che ama l'altro.
La solitudine, la sofferenza, i dialoghi, la partecipazione della natura agli stati d'animo del protagonista sono ampiamente romantici.
Straordinarie le due virate che rappresentano che prefigurano un pre-finale e subito dopo un finale opposto, che non rivelo, ma - già preannuncio - non è holliwoodiano, almeno per il protagonista.
Il linguaggio e i dialoghi sono distanti dal nostro gusto contemporaneo. La traduzione della BUR di cui ho fruito mi pare vecchia e allontana ancora di più nel passsato questo romanzo, invece tematicamente ancora attuale.
Molto bella invece in quella edizione l'introduzione di Erica Klein, che ho letto alla fine e vi consiglio di leggere alla fine, per non influenzare la libertà della lettura. In particolare è interessante la contrapposizione tra il personaggio del sognatore, privo di una storia, da raccontare, e quello di Nàstenka, che da sognatrice, accoglie la possibilità di avere una storia, per quanto piccola e sofferente, una storia che rende concreta la sua vita.
Interessanti i rimandi alla biografia dell'autore nella sua lotta di liberazione dal vizio di sognare.
La vita è dappertutto,la vita è in noi stessi e non fuori di noi. Accanto a me ci saranno degli esseri umani ed essere uomo fra gli uomini, e restarlo per sempre, in nessuna sventura avvilirsi o perdersi d'animo, ecco in che cosa consiste la vita, ecco il suo compito ... scriveva Dostoevskij nel 1849, l'anno successivo a questo romnzo, prima di partire per i lavori forzati.

Nota per gli studenti: tenetelo per quando sarete adulti e a seconda del tipo di adulti che sarete.

Oscar Testoni, 23 agosto 2016


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