Lugete, o Veneres Cupidinesque
Catullus, Carmina, III

Oscar Testoni, ultima edizione: 14/01/2022

III. fletus passeris Lesbiae

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Lugete, o Veneres Cupidinesque,


et quantum est hominum venustiorum:


passer mortuus est meae puellae,


passer, deliciae meae puellae,


quem plus illa oculis suis amabat.


nam mellitus erat suamque norat


ipsam tam bene quam puella matrem,


nec sese a gremio illius movebat,


sed circumsiliens modo huc modo illuc


ad solam dominam usque pipiabat.


qui nunc it per iter tenebricosum


illuc, unde negant redire quemquam.


at vobis male sit, malae tenebrae


Orci, quae omnia bella devoratis:


tam bellum mihi passerem abstulistis


o factum male! o miselle passer!


tua nunc opera meae puellae


flendo turgiduli rubent ocelli.
Il carmen inizia con l'imperativo Lūgēte (verbo tra tutti quelli relativi al pianto [fleo, ploro, lacrimo] più solenne e relativo al lutto) per dare enfasi all'invito a piangere e aportare il lutto per la morte del passer di Lesbia.
Il plurale di Venus indica o 1) i vari aspetti sotto cui veniva venerata Venere (J. e A. Giacone), o 2) la dea col seguito delle tre Grazie (ibidem), o 3) forse per analogia con il corteggio dei Cupidines (Martorino, Reali, Turazza) - Cupidines sono gli 'Amorini' che stanno intorno a Venere - quantumst = quantum est - Da quantum dipende il genitivo partitivo hominum venustiorum. Venustior è comparativo assoluto di venustus, -a, -um (della stessa radice di Venus) che significa 'bello, grazioso, ricco di fascino, elegante, raffinato', ma qui anche l'idea di capacità di provare alti sentimenti e quindi di provare dolore per la morte del passero, ma anche dotti a sufficienza da riuscire a cogliere tutti i riferimenti letterari e l'eleganza del testo. Non sarebbe errato qui tradurre con un termine che nello stilnovismo indicava una una specifica élite culturale e di sentire: gentile, quindi 'e quanto c'è di uomini assai gentili'.
Ecco l'annuncio, il motivo del lutto, sottolineato ai versi 3 e 4 dall'anafora di passer, dall'epifora di meae puellae e nel verso 4 dall'omoteleuto di deliciae meae puellae, che è una citazione del carmen II che con questo costituisce un legame concettuale inscindibile. Dal punto di vista grammaticale passer accompagnato dal genitivo meae puellae è soggetto del perfetto mortuus est. Tale soggetto viene ripreso nel verso successivo, accompagnato dall'apposizione deliciae (nome solo plurale e da tradurre al singolare: 'delizia') che regge la ripetizione del medesimo genitivo del verso precedente (meae puellae). Segue la relativa: illa (soggetto = mea puella) amabat (al tempo imperfetto che indica un'azione passata duratura) quem (il pronome relativo, riferito a passer) plus oculis suis: oculis suis è in ablativo di paragone.

lugeo, es, lexi, luctum, lugēre = piangere
morior, eris, mortuus sum, mori = morire
amo, as, avi, atum, are = amare
nosco, is, novi, notum, ĕre = conoscere
moveo, es, movi, motum, ēre = muovere
circumsĭlĭo, is, ire = saltare attorno
pipio, as, -āre = pigolare
eo, es, ivi, itum, īre = andare
nego, as, avi, atum, āre = negare
redeo, is, ii, itum, ire = ritornare
sum, es, fui, esse = essere
devoro, as, avi, atum, are = divorare
aufero, aufers, abstuli, ablatum, auferre = sottrarre, portare via
fleo, es, flevi, fletum, ēre = piangere
rubeo, es, rubui, ēre = arrossarsi


Oscar Testoni, ultima edizione: 14/01/2022


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