Seneca, De brevitate vitae

riassunto capitolo per capitolo

Oscar Testoni, ultima versione 12/01/2021

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I
Tesi: non abbiamo ricevuto dalla natura una vita breve, come coralmente si lamenta, bensì l'abbiamo resa noi tale perché col nostro tempo non siamo parsimoniosi ma prodighi

II

Rassegna delle situazioni che rendono breve la vita: avidità, vane occupazioni, ebrietà, inerzia, ambizione, smania di guadagni o di guerra, servizio ai potenti, bellezza, volubilità di scopi, piaceri (VS carpe diem oraziano) e passioni, il peso delle ricchezze, ostentazione del proprio ingegno. Tutte queste persone non hano mai la possibilità di rifugiarsi in se stessi. Nessuno rivendica per sé la sua libertà, nessuno appartiene a se stesso.

III
Avari dei propri beni materiali, gli uomini sono prodighi del proprio tempo, ovvero della propria vita. Seneca propone a un centenario immaginario un rendiconto della vita: quando uno è stato davvero padrone di se stesso? quando ha davvero vissuto?
Abbiamo paura di tutto come mortali e voglie di tutto come immortali.
Rimandiamo la vita (ovvero il perfezionamento interiore) all'età della pensione, ovvero riserviamo alla vita gli avanzi della vita: vogliamo cominciare a vivere quando è tempo di finire.

Vittime illustri di una vita affacendata

IV
I potenti dichiarano che avrebbero preferito una vita tranquila (otium) a tutti i loro beni.
L'esempio di Augusto
Augusto, che aveva sperimentato quanta fatica e quante preoccupazioni erano costati quei beni che risplendevano in tutto il mondo, in ogni suo discorso dichiarava i desiderare del tempo per sé: lui che poteva soddisfare i desideri di tutti, non poteva soddisfare il suo desiderio di tranquillità (quietem) e di esonero dalla vita pubblica (vacationem a re publica)

V
L'esempio di Cicerone
Cicerone, sballottato tra nemici dichiarati e amici poco affidabili, a difesa della Repubblica che precipitava, inquieto nei momenti favorevoli e incapace di sopportare i momenti avversi (⇒ stoicismo), si definiva semilibero, appellativo umiliante per un saggio, che deve sempre godere di una libertà intatta e piena stando al di sopra della sorte (⇒ stoicismo).

VI
L'esempio di Livio Druso
Il tribuno della plebe Marco Livio Druso (noto per le sue proposte di riforma: cittadinanza agli italici, maggiore distribuzione di grano, parziale accesso dei cavalieri al senato - la sua uccisione causò la Guerra sociale) orfano e precosemente ambizioso, non riuscendo a prevedere l'esito di un'azione politica che non poteva portare avanti né poteva lasciare una volta iniziata, malediceva - così si racconta - la sua vita senza pace fin dall'inizio, non avendo goduto un solo giorno di riposo.
Molti, che sembravano ad altri fortunatissimi, testimoniarono il loro odio per la loro esistenza. Eppure i loro lamenti non cambiarono se stessi né gli altri. Anche se la nostra vita superasse 1000 anni sarà sempre ridotta a un tempo molto breve.

VII
I dediti al vino e alla libidine (VS carpe diem oraziano) sono consumati dai conti, dal tramare, dal corteggiare, dai processi dagli obbloghi sociali e sono peggiori di quelli che inseguono vane immagini di gloria, degli avari, degli iracondi, degli ostinati in un odio o in guere ingiuste, i cui peccati sono almeno più virili. E nessuna attività può essere ben esercitata da un uomo affacendato o distratto.
Nulla è più estraneo all'uomo occupato del vivere. D'altra parte quella del vivere è la scienza più difficile: ci vuole tutta una vita per imaparare a vivere e ancor di più ci vuole tutta una vita per imparare a morire.
È proprio di un uomo grande e al di sopra degli errori umani non farsi sottrarre nulla del proprio tempo e la sua vita è lunghissima proprio perché, qualunque è stata la sua durata, è stata tutta per lui, nessun istante è stato inutilizzato, inattivo o alla mercé di altri. L'invito è (come già nella prima lettera a Lucilio) di fare il bilancio dei giorni della propria vita, per rendersi conto che ne sono rimasti pochi e di scarto.
Chi ottiene una carica non vede l'ora di deporla, o attende le ferie. Ognuno brucia la sua vita e soffre per il desiderio del futuro, per il disgusto del presente. Ma chi sfrutta per sé ogni ora chi gestisce tutti i giorni come una vita, non desidera il domani né lo teme (VS Orazio, che non lo desidera ma ne ha una angosciosa paura): già sazio nessuna ora e nessun giorno può apportar qualcosa di nuovo. La sorte può disporre ciò che vuole: la vita è già al sicuro e le si può solo aggiungere e non togliere. Chi ha i capelli bianchi e le rughe non ha vissuto molto, ma è stato semplicemnte a lungo al mondo, come la nave che appena uscita dal porto e sorpesa da una tempesta che l'ha menata qua e là in breve spazio, non ha navigato tanto, ma è solo stata tanto sballottata.

VIII
Gli uomini sono prodighi del tempo, perché non ne conoscono il valore (non convertibilità del tempo in denaro!)
Sono tutti così arrendevoli nel concedere del tempo, ponendo semmai attenzione sul motivo e non sul tempo in sé. Si gioca con la cosa più preziosa di tutte, perché non si vede e non le si dà valore. Tutti si affaticano per il denaro, ma non tengono in conto il tempo di cui dispongono con liberalità come fosse gratuito, finché vicini alla morte sono pronti a sborsare tutti i loro averi pur di vivere.
Tutti si spaventerebbero se veddesero gli anni trascorsi e quelli che restano: sono bravi ad amministrare risorse, anche limitate, ma certe: quanto più andrebbe conservato con cura proprio ciò che non si sa quando verrà meno. Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso (Traina, BUR 1993)

IX
La vita si spreca differendola: l'attesa del domani che sciupa l'oggi è il più grande ostacolo al vivere.
I previdenti sono i più assurdi, perché si illudoo di vivere meglio ignorando il presente: fanno progetti a lunga scadenza, ma il maggior spreco della vita è il differirla (Traina, BUR). Il più grande ostacolo al vivere è l'attesa del domani (in mano alla sorte e incerto) che sciupa l'oggi (invece nelle nostre mani).
Dobbiamo dominare la velocità del tempo , on pensare a una lunga serie di anni, Virgilio nelle Georgiche parla di "giorno". La vecchiaia sorprende le coscienze infantili che vi giungono impreparate e senza difese, come chi si addormenti durante un viaggio e si risvegli quando è già arrivato.

X
Agli indaffarati tocca solo il presente, brevissimo e inafferrabile e pure questo viene loro sottratto
Anche se le passioni vanno combattute con impeto non con sottigliezze, occorre educare i non sapienti
In tria tempora vita dividitur{ - quod fuit ➪ quod egimus certum est
- quod est ➪ quod agimus breve est
- quod futurum est ➪ quod acturus sumus dubium est
Solo sul primo (il passato) la sorte ha perduto il suo potere (o ogni diritto) e non può essere dato in balia di nessuno, ma gli affacendati non hanno tempo di voltarsi a guardarlo e se lo fanno sono colti dal rimorso, eppure proprio questo è una parte della nostra vita inviolabile e che non ci può più essere strappata. I giorni e i momenti presenti si affacciano uno alla volta, mentre quelli passati si presentano tutti al nostro comando e si lasciano esaminare e intrattenere a nostro piacere. Ma l'affacendato non ha tempo e non può voltarsi indietro e la sua vita va verso l'abisso, per loro la lunghezza della vita non ha importanza come non serve a nulla cercare di riempire un vaso bucato: la vita passerà attraverso i loro animi lesionati e bucati. Agli affacendati resta solo il presente che per loro è così breve da non potersi afferrare, infatti sono sempre di corsa.


XI
Solo da vecchi si accorgono di non aver vissuto e proprio prché non sano vivere sono insaziabili di vivere (A. Traina, Loescher 1996). Ma il saggio che ha condotto la vita lontano da ogni faccenda, non l'ha affidata ad altri né alla sorte, né persuta, dissipata, lasciata inutilizzata, per quanto breve gli è sufficiente e, giunto l'ultimo giorno, andrà alla morte con passo fermo.

XII
Non solo gli indaffarati negli affari sprecano la vita, ma anche coloro quorum non otiosa vita dicenda est, sed desidiosa occupatio [dei quali la vita non deve essere detta oziosa, bensì inoperosa occupazione (traduzione mia), la loro non deve dirsi una vita sfaccendata, ma un ozioso affacendarsi (traduzione di Traina)]
Galleria di tipi

XIII
Contro un nozionismo pedante (di cui il capitolo delinea molti esempi) che non aiuta nessuno a evitare erroi, frenare le passioni, a essere più forti, giusti, generosi

XIV
Vive solo chi dedica il suo tempo alla saggezza e si fa contemporaneo dei grandi spiriti del passato. (A. Traina, ibidem Loescher, 1970)
Solo quelli che dedicano il tempo alla saggezza vivono e tutti gli anni alle loro spalle sono un loro acquisto. Ma questi non sono attenti custodi solo della loro vita, ma con le loro fatiche anche fari di luce per noi, che non siamo esclusi da nessun secolo: possiamo infatti entrare a colloquio con tutti loro in quaklunque secolo siano vissuti e da loro imparare. La natura ci lascia condividere il posssso di ogni tempo. Eleviamoci allora con tutto l'animo da questo esiguo e caduco scorrere del tempo a quei pensieri che sono immensi ed eterni. Contrariamente agli altri uomini, i saggi sono sempre a nostra disposizione e dalla loro frequantazione ne usciremo sempre più ricchi e felici.

XV
Lode della conversazione con i saggi del passato che arricchisce tutti senza impoverire nessuno (della saggezza infatti si può elargire senza impoverirsene) e che permette a tutti di scegliersi la propria famiglia adottiva di cui ereditare i beni. Questo è lì'unico modo per estendere la mortalità e tramutarla in immortalità: tutto il resto (compreso onori e monumenti) subisce l'azione demolitrice del tempo. Tutti i secoli obbediscono al saggio come a un dio. È passato del tempo: lo blocca col ricordo; urge: ne usa; sta per venire: lo pregusta. Gli fa lunga la vita la concentrazione di tutti i tempi (A. Traina, ibidem)

XVI
La vita di coloro che dimenticanoil passato, trascurano il presente e temono il futuro e brevissima e ansiosissima: solo giunti all'ultima ora comprendono tardi di essere stati occupati nel compiere il nulla e se talvolta invocano la morte non è perché la loro vita è stata lunga, ma solo perché temono la morte. sono talmente affacendati nelle loro inutili occupazioni che quando improvvisamente ne sono disoccupati o sono in attesa di un piacere atteso, non sanno che fare e quel tempo pare loro eterno, mentre pare loro breve il tempo trascorso tra le cose che amano o nelle loro notti viziose.
[Sulla non oggetiva lunghezza del tempo (capace di allungarsi e sembrare eterno o al contrario divenire brevissimo) nella percezione di chi lo vive insiste in particolare il pensiero del Novecento.]

XVII
I loro piaceri sono dominati dall'ansia della loro durata e, privi di solide basi, soffrono della loro inconsistenza. C'è sempre bisogno di nuovo successo per mantenere il successo e le posizioni più elevate sono le più esposte alla caduta. Costoro ottengono con fatica ciò che vogliono, con ansia lo mantengono. Nuove faccende subentrano alle vecchie, un'ambizione ne risveglia un'altra, i fatti si susseguono. Non mancheranno mai motivi lieti o tristi di preoccupazione; la vita si caccerà da una faccenda in un'altra: il tempo libero non sarà mai una realtà, sarà sempre un sogno. (A. Traina, ibidem)

XVIII
Seneca invita Paolino a ritirarsi dalla vita pubblica alla quale hagià dedicato la migliore parte della sua vita, mettendo già abbastanza in luce il suo valore attraverso prove faticose e turbolente: Prenditi un po' del tuo tempo anche per te. Non lo invita però ad segnem aut inertee quietem, né ai piaceri cari alla folla. Ha svolto con onestà, cura e scrupolo il suo compito di approvvigionamento e contabilità del grano statale, ma i suoi studi liberali, le sue qualità da cavallo di razza sono per compiti ben superiori a quelli che un qualunque altro onesto e più lento mulo avvezzo alla soma può ugualmente bene portare.

XIX
Lo attendono più alte occupazioni: l'amore e la pratica della virtù, il sapere vivere e morire, un profondo riposo.(A. Traina, ibidem)

XX
E la conclusione è una felice e ricca di giochi di parole carrellata di vecchi affaccendati che mostra quanto sia più difficile per gli uomini ottenere il riposo da se stessi che dalla legge e così continuando a togliersi la pace a vicenda, rapinando e facendosi rapinare, rendendosi reciprocamente infelici: la loro vita resta senza frutto, senza piacere, senza alcun progresso spirituale e nessuno tiene in considerazione la morte. Insomma, come dice Traina, nella loro alineazione, muoiono senza aver vissuto (ibidem)


Oscar Testoni, ultima versione 12/01/2021


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